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L'apicoltura

L’importanza dei piccoli apiari
Chi intende realizzare un’apicoltura di qualità è anche un custode: assiste, accudisce, accompagna, coltiva la «comunità» delle api presente nel suo apiario, ed è un ruolo molto importante
Oggi solamente le colonie di api allevate (Apis mellifera), e quindi sottoposte al controllo degli apicoltori, sopravvivono, mentre sono praticamente sparite (almeno in Europa) le api selvatiche. Questo fenomeno ha portato alla quasi totale scomparsa degli alveari in natura, con grave perdita del patrimonio genetico e gravi ripercussioni sul servizio di impollinazione della flora spontanea e coltivata. Ma anche l’ape allevata non sta passando un buon periodo.
L’apicoltore aiuta le api con interventi appropriati di tecnica apistica ad alleviare i danni provocati dalle calamità e dalle patologie, andando incontro alle loro esigenze di nutrizione con l’impianto o la semina di piante utili per la raccolta di nettare, polline e propoli, offrendo loro fonti d’acqua non inquinata per il necessario approvvigionamento idrico delle colonie e la crescita delle famiglie.
Per queste ragioni una maggiore attenzione nei confronti dell’ape è oggi improcrastinabile. Un aspetto non ancora considerato in maniera appropriata è quello relativo al ruolo dell’ape mellifera per il mantenimento degli equilibri naturali, ruolo che risulterebbe tanto più efficace quanto più l’allevamento dell’ape fosse diffuso sul territorio.
Nutrire le api con miele, naturalmente
Il metodo di nutrizione naturale consigliato si può adottare all’uscita dall’inverno per soddisfare il bisogno alimentare delle api e come stimolante per la colonia
L’obiettivo che si raggiunge con questo metodo di nutrizione naturale è quello di fornire alle api il loro stesso miele, come avviene in natura. In questo modo si fornisce alla colonia un alimento biologicamente completo, evitando il ricorso alla nutrizione artificiale che di norma viene fornita con sciroppo zuccherino o candito.
A questo scopo si impiega un telaino con favo carico di scorte di miele, parzialmente disopercolato, da collocare orizzontalmente sopra l’arnia, senza incorrere nel pericolo di saccheggio (api di un alveare che attaccano un altro alveare per sottrarre cibo).
Il metodo prevede la predisposizione sull’arnia di una cornice di legno, in modo da formare una camera supplementare nella quale collocare il telaino con il favo carico di miele. Quando il favo è vuoto si può decidere di rimuoverlo oppure, se la famiglia è forte, lasciarlo per consentirle di accumulare altre scorte di miele.